Vol. 2° -  XXVIII.18.1.

Ipomelanosi su base genetica

Spesso in biologia si è costretti a procedere per analogia, per cui vale la pena di affrontare il problema delle ipomelanosi umane su base congenita trasmissibili ereditariamente, sperando così di gettare un po’ di luce su analoghi problemi ricorrenti nel pollo e la cui classificazione non è ancora stata affrontata. Questo approccio attraverso l’uomo potrà anche indurci a meditare se alcune anomalie a carico del piumaggio debbano essere giudicate come difetti, anche se vengono pretese quale carattere distintivo di razza o di varietà. Inoltre, anziché classificarle come mosaicismi somatici, potrebbero trovare una spiegazione puramente mutazionale a carico del patrimonio genetico.

18.1.a. Ipomelanosi diffuse su base genetica

Esse si manifestano come leucodermie generalizzate interessanti il sistema melanocitario dell’epidermide, dei follicoli piliferi e dell’occhio. Si realizzano in diverse sindromi, delle quali gli albinismi sono le più conosciute.

Albinismo oculo cutaneo (AOC)

Si tratta di leucodermie generalizzate, con numero normale di melanociti, a trasmissione autosomica recessiva. Esistono due forme di AOC recessivo, corrispondenti a due diversi meccanismi patogenetici.

§   AOC tirosinasi positivo: i follicoli piliferi, posti in presenza di tirosina, riescono a produrre melanina

§   AOC tirosinasi negativo: non esiste questa possibilità biosintetica ed è la forma più grave

§   sindrome di Chediak-Higashi: l’anomalia pigmentaria, diversa da quella presente negli AOC, si associa a una tendenza all’infezione da piogeni per alterazioni funzionali dei leucociti polimorfonucleati

§   yellow mutant: forma molto rara, che alla nascita rassomiglia all’AOC tirosinasi negativo, e verso l’età di 6 mesi/1 anno i capelli diventano rossi.

Diluizioni pigmentarie

In queste forme la leucodermia è molto contenuta e non è apprezzabile se la cute non viene confrontata con gli altri membri della famiglia. Spesso si presentano in altre sindromi metaboliche, nelle quali la manifestazione cutanea è un fatto contingente in presenza di manifestazioni più gravi, per lo più neurologiche.

Possiamo citare la sindrome di Menkes dovuta a un’anomalia ereditaria dell’assorbimento del rame che così non è disponibile per l’attività tirosinasica, la fenilchetonuria forse da inibizione competitiva della tirosinasi da parte della fenilalanina o di suoi metaboliti, l’omocistinuria in cui si ha un’alterazione del metabolismo della metionina.

18.1.b. Ipomelanosi circoscritte su base genetica

Vitiligine

La vitiligo [1] è una condizione patologica della pelle umana caratterizzata da chiazze chiare apigmentate. Dal punto di vista istologico, l’epidermide si presenta priva di melanociti per cui si tratta di un’ipomelanosi ipomelanocitaria, in cui i melanociti vengono progressivamente rimpiazzarti da cellule indeterminate prive di qualsiasi formazione granulare, accompagnate da un infiltrato infiammatorio e da invasione dell’epidermide da parte di polimorfonucleati e da linfociti in quantità superiore alla norma. La cute dimostra costantemente di essere dopa negativa.

Si tratta quindi di una melanocitopenia per la quale si accetta una genesi autoimmune, in quanto i pazienti presentano un aumento di un certo numero di anticorpi organo specifici, e sono anche stati dimostrati anticorpi antimelanocitari con una certa correlazione tra il loro tasso e l’entità delle manifestazioni cliniche. Recenti studi pongono in evidenza non solo nella vitiligine umana, ma anche nell’amelanosi spontanea postnatale dei polli, l’intervento di fenomeni autoimmuni che hanno di mira i melanociti.

Forse la vitiligine viene causata anche da alcune sostanze chimiche durante la melanogenesi, come proposto da Lerner (1971) con l’ipotesi dell’autodistruzione secondo cui alcuni metaboliti coinvolti nella reazione che porta alla sintesi melanica sarebbero tossici nei confronti dei melanociti, i quali sarebbero dotati di un meccanismo di autoprotezione nei confronti dei precursori melanici, meccanismo che fa difetto o che viene perso nel caso della vitiligine.

Una terza ipotesi patogenetica tiene conto di fattori nervosi in seguito all’osservazione di turbe della pigmentazione distrettuale dopo simpaticectomia, dovute a un eccesso di agente neurotossico (tipo norepinefrina) rilasciato in vicinanza dei melanociti in corrispondenza delle terminazioni nervose periferiche che potrebbero inibire o impedire la reazione tirosina-tirosinasi, oppure causare modificazioni letali nei melanociti.

Anche se si manifesta per lo più come affezione acquisita, la vitiligine è geneticamente determinata in più di 1/3 dei casi. I due sessi sono colpiti in ugual percentuale e può insorgere a qualunque età, anche se predilige l’adulto giovane nella seconda e terza decade di vita. L’intervento di traumi psicoaffettivi è talora addotto dai pazienti, il sole e i raggi UV non assumono alcun ruolo scatenante, limitandosi a rivelarla, accentuando il contrasto tra cute sana che si pigmenta e quella alterata che rimane chiara. La vitiligine presenta talora associazioni preferenziali con malattie autoimmuni come la tiroidite, il diabete mellito, l’alopecia areata nonché col morbo di Addison.

In Egitto esiste un rimedio popolare per ricolorire le chiazze di vitiligo. Usato sia localmente che per os, l’estratto dei semi di Rizzòmolo, l’ombrellifera Ammi majus, dotato di 8-metoxipsoralene come principio attivo, è in grado di stimolare la melanogenesi in presenza di radiazioni ultraviolette, ma solo in alcuni casi.

Piebaldismo

Si tratta di un’ipomelanosi congenita anch’essa da melanocitopenia, trasmessa per via autosomica dominante caratterizzata da una ciocca frontale di capelli bianchi e macchie acromiche sulla superficie anteriore del torace e sugli arti, mentre le loro estremità sono risparmiate. Ho avuto la conferma verbale di un piebaldismo in sede occipitale anch’esso ereditario, ma non posso fornirne l’albero genealogico.

Sclerosi tuberosa di Bourneville

In quest’affezione l’ipomelanosi cutanea ha un valore diagnostico importante poiché compare precocemente e prima degli altri segni clinici. Così, la presenza di macchie ipopigmentate, lanceolate, a foglia di felce, associata a convulsioni, è molto indicativa per un’impostazione diagnostica corretta.

Sindrome di Böök

Viene citata in quanto trasmessa per via autosomica dominante. Presenta aplasia dentaria, iperidrosi e canizie precoce.

Canizie precoce

Una perdita del colore dei capelli con incanutimento prima dei 30 anni può essere di origine genetica.

Altre forme, sempre su base ereditaria, interessanti svariati distretti del soma, si manifestano con turbe della pigmentazione che sembrano limitarsi a un interessamento dei peli, delle ciglia e delle sopracciglia.

Esistono ancora sindromi ereditarie complesse con ipomelanosi come quella di Waardenburg, quella di Ziprkowski-Margolis, l’ipomelanosi di Ito o incontinentia pigmenti achromians, la sindrome di Fisch e varie altre ancora che non vale la pena di riportare in quanto finirebbero col tediare come fa un elenco telefonico. Da tutto ciò possiamo arguire che spesso la turba ipomelanica può rappresentare solo un corollario in un disturbo metabolico che coinvolge distretti ben più importanti per la sopravvivenza.

Da notare che esistono anche le ipermelanosi di origine genetica, che non stiamo ad elencare in quanto il loro interesse nei confronti di quanto si osserva nel pollo è scarso o nullo.

Le efelidi, che sono delle ipermelanosi epidermiche, vengono trasmesse come carattere autosomico dominante, e anche le lentiggini, caratterizzate da cellule pigmentarie di dimensioni maggiori e più ramificate rispetto alle zone limitrofe, rientrano nello stesso gruppo di ipermelanosi epidermiche su base genetica.

A quest’ultimo proposito posso citare il caso di un mio gallo Sebright argento che aveva un gruppetto di 3-4 piume ipercromiche al petto, giallastre come se si trattasse di lentiggini irregolari, presenti anche in un suo discendente. Non documentai l’iperpigmentazione, ma mi ricordo benissimo la correlazione padre-prole, e riferisco quest’osservazione in quanto penso possa essere contrapposta all’interpretazione che attribuirebbe l’ipercromia paterna a un mosaicismo somatico casuale.

Poliosi circoscritta non ereditaria

Avendola osservata fortuitamente grazie a motivi cardiologici irrilevanti, vale la pena soffermarci su una forma di ipomelanosi che in base all'anamnesi da me raccolta non ha alcun substrato genetico né traumatico né tanto meno psicogeno. Siamo nel 2009. Si tratta di un maschio di 47 anni che quando ne aveva 14 cominciò a presentare un'ipopigmentazione della cute in sede perioculare destra, accompagnata da progressiva perdita di pigmento delle ciglia e del sopraciglio dello stesso lato, la cui estremità laterale è tuttavia rimasta normale, con aggiunta di una ciocca di capelli bianchi in sede occipitale destra. Questa ciocca potremmo farla rientrare nel piebaldismo, la ipomelanosi cutanea nella vitiligo, ma per il rimanente quadro clinico entra in ballo ciò che viene comunemente etichettato come poliosi.

La diagnosi che fu emessa all'allora preoccupato quattordicenne fu quella onnicomprensiva di vitiligo, che potrebbe essere discutibile viste le altre alterazioni ipocromiche dei peli e dei capelli, ma non vale la pena accanirci nell'essere precisi, in quanto la dermatologia deve ancora fare luce su una miriade di problematiche che ci forniscano una classificazione chiara e inoppugnabile delle ipocromie.

Quasi inutile sottolineare che i tentativi terapeutici fallirono, ma ormai l'interessato non se ne preoccupa più di tanto. Anzi, quasi si vanta di possedere un raro carattere distintivo, tralasciando la ciocca occipitale che è assai più comune. Nessuno dei suoi ascendenti possiede tale ipomelanosi né la presentano i suoi due discendenti, una figlia quindicenne e un figlio diciannovenne.

Al fine di porre una diagnosi secondo i criteri del 2009, ho consultato la collega dermatologa Raffaella Dell'acqua che così mi ha risposto via e-mail: "Ho visto le foto e sono sempre più propensa a credere che la diagnosi di poliosi sia la più probabile. Infatti non mi pare che il paziente abbia in anamnesi problemi di sordità che spesso si riscontrano nei soggetti affetti da albinismo. Ritengo che, attualmente, l’unica terapia possibile possa essere la 'tinta'.Siamo di fronte a un problema puramente estetico! Per qualsiasi informazione sono a tua disposizione. Un caro saluto." Ma di tinta manco a parlarne! All'interessato le cose vanno benissimo così.

Poliosi non è una sindrome di rigetto suscitata dal vivere in città - pólis in greco - anche se la persona in oggetto ama molto la campagna, dove alleverebbe polli a iosa da mettere in tavola. Né significa numerose chiazze ipocromiche, dal momento che in greco polýs significa numeroso. Poliosi deriva dal greco poliós di incerta etimologia che significa grigio biancastro, quasi bianco, termine che si contrappone a leukós che significa bianco puro e che troviamo nella stramaledetta leucemia. Una persona di veneranda età, distinguibile per i suoi capelli grigi, era detta poliós, non leukós.

Non per creare confusione con quanto espresso nelle pagine precedenti, ma per avere un punto di riferimento affidabile, conviene citare quanto possiamo reperire nel Trattato di Dermatologia (1996) di Alberto Giannetti: "Con il termine poliosi si indica una zona, generalmente tondeggiante, in cui è presente un ciuffo di peli bianchi, non necessariamente confinata al cuoio capelluto, ma che può interessare qualsiasi distretto cutaneo provvisto di peli, quali le sopraciglia, le ciglia, la barba, etc. Le forme congenite di poliosi sono il piebaldismo, la sclerosi tuberosa, la sindrome di Waardenburg, la sindrome di Vogt-Koyanagi-Harada, la sindrome di Alessandrini etc." Più di tanto non posso offrire alla vostra curiosità, che verrà appagata perlomeno dalle foto scattate il 13 maggio 2009.

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[1] Vitiligo è un termine già in uso presso gli Antichi, collegato a vitium, nel senso di macchia, difetto fisico.