Lessico


Giovanni Battista Ramusio

Umanista, geografo e storico italiano (Treviso 1485 - Padova 1557). Discepolo del filosofo Pietro Pomponazzi (Mantova 1462 - Bologna 1525), fu aperto ai più diversi interessi culturali e pienamente partecipe ai fervori del suo tempo. Collaboratore di Aldo Manuzio, gli diede le edizioni di Quintiliano (1514) e Livio (1519) ed ebbe interessanti corrispondenze con scienziati e umanisti quali l'umanista e scienziato Girolamo Fracastoro (Verona 1478 - Incaffi, Verona, 1553) e del letterato Pietro Bembo (Venezia 1470 - Roma 1547). Fu anche cancelliere della Repubblica Veneta e dal 1515 segretario del Senato. Viaggiò moltissimo e a viaggi e studi storico-geografici dedicò la sua opera maggiore, Delle navigationi et viaggi (1550-59, 3 vol.). A lui dobbiamo le notizie su Socotra.

L’uomo che scoprì il mondo
con gli occhi degli altri

Giovanni Battista Ramusio, nobile politico della Serenissima, tracciò mappe e descrisse con impressionante precisione luoghi che non visitò mai. Tra questi anche il Canada e in particolare il territorio che circonda Montréal, sede della prossima Conferenza dei Veneti nel Mondo Che i veneziani siano stati un popolo di abili navigatori è noto a tutti, ma pochi sanno che uno di loro è riuscito a esplorare terre sconosciute stando comodamente seduto davanti a una scrivania.

Il nobile veneziano Giovanni Battista Ramusio, vissuto nel XVI secolo, fu, infatti, il più grande "esploratore da casa", riuscendo a servirsi con ineguagliabile maestria dei diari di viaggio di marinai, mercanti e carovanieri per tracciare mappe di luoghi remoti. Nato a Treviso nel 1485, Ramusio appena trentenne divenne confidente del Doge, segretario del Consiglio dei Dieci (il maggior centro di potere della Repubblica di Venezia) e le sue preziose doti diplomatiche lo portarono presso tutte le corti europee.

Quest’illustre uomo di governo, però, resta soprattutto famoso per la sua mastodontica opera dal titolo "Delle Navigazioni et Viaggi", uno dei più vasti trattati geografici, pubblicato in varie edizioni tra il 1550 e il 1606, primo tentativo di fare il punto sulle conoscenze dell'epoca. Ramusio avvertì, grazie alla sua spiccata sensibilità, che la scoperta di nuove terre avrebbe portato grandi mutamenti nella storia, e cominciò così a raccogliere e a trascrivere diari di viaggio, relazioni, notazioni. Così più di cinquanta "memoriali" - dalle grandi esplorazioni africane a quelle di Amerigo Vespucci, fino ai viaggi di Marco Polo - contribuirono a ricostruire l’epopea delle scoperte nel Nuovo Mondo configurando l’opera ramusiana come una grandiosa mappa di una terra che pareva non avere più confini.

Tra le avventure narrate, una costituisce un documento storico di valore inestimabile per il Canada e in particolare per Montréal, città che nel prossimo mese di ottobre ospiterà la Conferenza dei Veneti del Nord America. Per capire l’importanza dell’opera del Ramusio occorre però ripercorrere alcune fondamentali tappe storiche. Il nobile e colto letterato veneziano visse nei primi decenni del 1500, epoca di grandi viaggi ma anche di grandi mutamenti culturali, sociali ed economici. La scoperta dell’America e il contatto con popoli lontani diede ancora speranza alla Repubblica di Venezia che vedeva in quella nuova via marittima la soluzione alle difficoltà nei commerci con il vicino Oriente, messi in grave pericolo dalla presa di Costantinopoli da parte dei Turchi (1453). Il Doge stesso pretendeva di avere a disposizione carte geografiche dettagliate di tutti i porti commerciali fino ad allora conosciuti e persino nel suo appartamento a Palazzo Ducale si fece dipingere, proprio dal Ramusio, una mappa del Mediterraneo.

Fu lo stesso Ramusio, ambasciatore della Serenissima alla corte di Luigi XII, a interessarsi in modo particolare delle esplorazioni francesi nei territori del Nord America nella continua ricerca di una via marittima che desse accesso ai prodotti e alle ricchezze delle Indie orientali. Nel 1535 il nuovo re francese, Francesco I, incaricò il bretone Jacques Cartier di partire verso quella che successivamente sarebbe diventata la “Nuova Francia”, il Canada. L’esploratore bretone rimase particolarmente affascinato dal panorama di Hochelaga, che in amerindo significa “terra dei castori”, un luogo di straordinaria bellezza, ricco di risorse idriche. Cartier riportò le notizie del viaggio e delle scoperte in terra nord americana in un diario che consegnò dieci anni dopo, al suo ritorno in Patria, al re Francesco I.

Si trattava dell’unica testimonianza a disposizione dei francesi e quell’unico memoriale, attraverso i canali diplomatici, nel giro di pochi mesi pervenne sulla scrivania di Giovanni Battista Ramusio che, alla fine della sua carriera, lo pubblicò insieme a tutti i resoconti delle esplorazioni in suo possesso. Nella rappresentazione cartografica del viaggio di Cartier, il nobile veneziano raggiunse delle vette di sorprendente perfezione utilizzando l’unico documento esistente per riprodurre la mappa che egli chiamò “La Terra di Hochelaga”, nella quale si descrivono com’erano - e come sono ancor oggi! - i territori scoperti dall’esploratore francese. Nella mappa sono visibili le tre colline che costituiscono il Mont Royal, la grande montagna alle cui pendici, nel 1642, sorse la piccola colonia di Ville-Marie che successivamente, sotto il dominio britannico, venne ribattezzata col nome di Montréal.

Dobbiamo ringraziare l’architetto canadese Pierre Larouche, curatore del sito “Le Mont Royal, la montagne sacrée”, che in una recente e-mail inviata alla nostra redazione ci ha permesso di conoscere meglio la preziosa opera di Ramusio (e da Larouche viene anche un invito a comunicargli quante più notizie possibili sul nobile veneziano all’indirizzo e-mail larouche@colba.net).

Nel sito si legge che circa dieci anni fa Montréal celebrò il 350° anniversario di fondazione della colonia di Ville-Marie e nell’occasione venne pubblicato anche un libro dal titolo "La valorizzazione di Mont Royal". La guida sottolinea il lavoro dell'architetto americano Olmsted, che progettò il Parco sul Mont Royal, ma passa sotto silenzio il viaggio di Cartier e le sue scoperte, quasi dimenticandone le radici. Quindi, dimenticandosi anche di Giovanni Battista Ramusio che, “esploratore in pantofole”, tanta parte ebbe in questa storia avendo lasciato al mondo l’unica traccia di quella favolosa avventura nella terra di Hochelaga.

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Giovanni Battista Ramusio

Giovanni Battista Ramusio (1485-1557) was an Italian geographer and travel writer. Born in Treviso, Ramusio was the son of Paolo Ramusio, a magistrate in the city-state of Venice. In 1505 young Giovanni took a position as secretary to Alvise Mocenigo, then serving as the Republic's ambassador to France; he would spend the rest of his career in Venetian service. He was keenly interested in geography, and his position ensured that he would receive news of all the latest discoveries from explorers around Europe as they were sent back to Venice. A learned man, fluent in several languages, he began to compile these documents and translated them into Italian, then the most widely understood of the European languages.

Though he himself traveled little, he was able nonetheless in 1550 to publish the first volume of his Navigationi et Viaggi ("Navigations and Travels"); a collection of explorers' first-hand accounts of their travels, it was the first work of its kind. The third volume was published in 1556, before the second; the manuscript of this portion was destroyed in a fire before being sent to the printer, and its publication was consequently delayed until 1559, two years after its compiler's death. Navigationi et Viaggi was translated into several languages and reprinted a number of times, indicating how popular such books were becoming on the Continent. It paved the way for a slew of other such works, including those of Richard Hakluyt.

Giovanni Battista Ramusio

Giovanni Battista Ramusio was born in the Italian town of Treviso in 1485. His father, Paolo Ramusio, was a magistrate in the important city-state of Venice, one of the leading commercial and maritime centers in the Mediterranean. In 1505, young Giovanni got a job as the personal secretary of Alvise Mocenigo, Venice's ambassador to France. The rest of Ramusio's long career would be in the service of Venice.

Besides diplomacy, Ramusio's other passion was geography. At the time, the standard textbook on the subject was Ptolemy's Geographia, an interesting and ancient treatise complete with a gazetteer section (a list of places giving information including location and major industries) and a series of maps. Ptolemy's original, created sometime in the 2nd century, had been updated over a thousand or so years, but 15th-century geographers were nervously starting to realize that Ptolemy's world view did not correspond with how the world really looked. The new land being "discovered" by European explorers was throwing many of Ptolemy's theories out the window.

Ramusio was lucky to be in Venice at the time, for the city had become the nerve center for information about expeditions to the New World. The government of Venice had a network of ambassadors and spies all over Europe, who doggedly tracked down any and all available truths, rumors or rumblings about those who had experienced the newly-found lands to the west. These were written up into reports and letters that were regularly sent back to the Venetian senate. These documents were fascinating to men like Ramusio, who read them with great interest.

In a curious circle of interested geographers, texts of various explorers' travels were exchanged quickly. From like-minded friends all across Europe, Ramusio received details of Spanish, Portuguese and French explorers. Ramusio did very little traveling himself, but knew that the information contained in these reports would be useful or interesting to other researchers. Although he was evidently fluent in several languages, Ramusio began translating the documents into Italian, the most widely understood European language at the time.

In 1550, his work paid off when he published the first volume of Navigationi et Viaggi ("Navigations and Travels"), a collection of first-hand accounts of exploration, and the first work of its kind. Oddly enough, the third volume was published in 1556 (and featured works by Gonzalo Fernández de Oviedo and Peter Martyr), before the second volume; a fire destroyed Ramusio's manuscript before it got to the printer and the publication of the second volume was delayed. It was finally published in 1559, two years after Ramusio died. Navigationi et Viaggi was translated into several languages and reprinted numerous times over the years, indications of how popular travel literature was to European readers, eager to learn all they could about the lands most would never visit. Even other compilers of these sorts of books, such as England's Richard Hakluyt, paid tribute to Ramusio's work.

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