Vol. 1° -  II.3.

Mononychus olecranus
e ulteriori diatribe

Fig. II. 14 - Mononychus olecranus. Ci ricorda i Malesioidi, tanto cari a Plant
che da anni propugna un’origine polifiletica del Gallus domesticus.
Questo dinosauro era grande come un tacchino, con una mano dotata d’un solo uncino.

Aurornis
il nuovo diretto progenitore degli Uccelli
sconfigge l'Archaeopteryx con 10 milioni di anni
essendo vissuto 160 milioni di anni fa

La diatriba sull’origine degli Uccelli non si è assolutamente smorzata e forse non avremo la fortuna di assistere alla vittoria dell’ipotesi migliore. Per rimanere aggiornati si è reso necessario ricorrere alla cronaca quotidiana, visto che le scoperte si susseguono a ritmo incalzante.

Nell’aprile del 1993 il paleontologo Mark Norell presentò il risultato del suo lavoro svolto nel deserto del Gobi in collaborazione coi ricercatori dell’Accademia delle Scienze della Mongolia. Scoprì un piccolo dinosauro, battezzato Mononychus olecranus (Perle, Norell, Chiappe & Clark, 1993) per il fatto di possedere – in quanto mononychus - un solo robusto artiglio all’apice degli arti anteriori a differenza degli artigli delicati della maggior parte dei teropodi, e per il fatto di possedere – in quanto olecranus – un consistente processo olecranico, o tuberosità olecranica, [1] al gomito. Visse 75 milioni d’anni fa e viene a integrare il gruppo dei Celurosauri.

Ecco le sue caratteristiche: bipede, piccoli denti affilati, collo e coda lunghi, gambe lunghe adatte alla corsa, dimensioni di un tacchino. La sua scoperta risvegliò i sonni mai sopiti intorno a un problema ancora irrisolto: se gli uccelli attuali discendano oppure no dai dinosauri. Anche la scoperta di Norell, sommata ad altri dati accumulati soprattutto nell’ultima decade, porta a una sola conclusione: anatomicamente gli Uccelli appartengono all’albero genealogico dei dinosauri.

I ricercatori non incontrarono il Mononychus tutto quanto d’un pezzo. È stato necessario ricomporre frammenti scoperti a più riprese: nel 1923, nel 1987 e nel 1992, sempre nel deserto del Gobi. Gli interrogativi su questo animale sono i seguenti:

§ il Mononychus è veramente un dinosauro?

§si tratta solamente di un parente dell’Archaeopteryx?

§si tratta di un misto tra le due precedenti ipotesi?

Molti specialisti preferiscono il terzo punto, tenendosi così al di sopra della mischia. Atteggiamento facile, ma razionale e forse scientificamente esatto. In medio stat virtus?!

Al contrario dell’Archaeopteryx, il Mononychus non possedeva né ali né penne evidenti, per cui non si può asserire che fosse un volatore. Tuttavia possedeva altre caratteristiche poco tradizionali per un dinosauro e molto vicine a quelle di un uccello moderno, come per esempio la chiglia dello sterno, e sappiamo che la carena sternale è una parte rinforzata adibita all’inserzione dei muscoli pettorali implicati nel volo. Inoltre possedeva le ossa pelviche molto unite e allungate.

I Celurosauri furono i principali predatori del Mesozoico, erano agili e rapidi, e il Mononychus, per il fatto di appartenere a questo infraordine, non può essere sfuggito a siffatta regola comportamentale. A causa della mole ridotta probabilmente il Mononychus cacciava in branchi, attaccando sempre le prede più vecchie o più giovani. Possiede caratteristiche che sono comuni agli uccelli e ad un altro celurosauro, il Deinonychus, non riscontrate in nessun altro dinosauro.

Deinonychus, che significa unghia terribile, fu così denominato per essere dotato di un uncino particolarmente lungo ad un dito del piede; aveva anche collo e coda particolarmente sviluppati in lunghezza. Ma queste caratteristiche non sono sufficienti per stabilire dei paragoni, in quanto il punto chiave nello studio dei dinosauri sono le ossa: le strutture ossee di Deinonychus sono quasi identiche a quelle degli uccelli attuali. E di ciò si fa garante lo stesso Norell.

Paragonando il Deinonychus agli uccelli, Norell fa riferimento ai lavori di Ostrom, il quale all’inizio degli anni 70 fece uno studio comparativo tra questo dinosauro e l’Archaeopteryx, in quanto nel 1964 aveva rinvenuto una zampa di Deinonychus nel Montana. Questo celurosauro era in grado di saltare come quasi tutti gli appartenenti al suo infraordine, fatto comprovato da caratteristiche anatomiche come la coda dalle ossa saldate e la disposizione del bacino in grado di assicurargli l’equilibrio. Da queste e da altre caratteristiche, Ostrom garantì che gli uccelli sono discendenti dei dinosauri e che l’Archaeopteryx è il loro più antico antenato.

L’altra corrente scientifica, alternativa ma non contrapposta a quella di Ostrom, afferma che uccelli e dinosauri hanno un progenitore comune, i Tecodonti, rettili molto variabili, talora bipedi - come Euparkeria - talora quadrupedi. Queste teorie non sono assolutamente una novità, stanno sulla bocca degli specialisti sin dal secolo scorso e vengono rispolverate e ravvivate ogni volta che viene scoperto qualcosa di nuovo come il Mononychus.

Testardo e tenace come tutti i paleontologi, Ostrom ricondusse alla ribalta l’Archaeopteryx durante la conferenza internazionale svoltasi nel 1984 ad Eichstätt. Vinse la tornata in quanto la maggioranza degli scienziati concordò sul fatto che quell’animale impiumato aveva una diretta attinenza coi dinosauri. Ma lo stesso Ostrom fu assalito da dubbi in quanto il progenitore non era dotato di uno sterno idoneo a fornire attacco ai muscoli pettorali: forse era in grado di volare o, chissà, forse era solo un animale che faceva dei salti per ghermire insetti in cima agli alberi, usando le ali come acchiappamosche. Il dubbio di Ostrom rimane, in quanto finora gli scienziati non sanno se l’Archaeopteryx se ne stesse sugli alberi o se fosse in grado di compiere brevi voli. E non lo sanno neppure coloro che difendono a spada tratta la sua appartenenza agli Uccelli. Tra costoro si trova l’ornitologo Alan Feduccia dell’Università della Carolina del Nord.

Fig. II. 15 - Archaeopteryx nel ruolo di acchiappamosche

Secondo Feduccia gli artigli stanno ad indicare che l’Archaeopteryx viveva sugli alberi e che era un uccello senza dubbio alcuno. Per dare sostegno a quest’affermazione, ebbe la pazienza di misurare minuziosamente la curvatura delle unghie delle quattro zampe di 3 dei maggiori esemplari di Archaeopteryx per paragonarla a quella di 500 specie di uccelli moderni.

Ecco le conclusioni: la curvatura verso l’interno del primo dito del piede avrebbe ostacolato in modo enorme la possibilità di correre e gli artigli erano estremamente simili a quelli degli uccelli moderni che si arrampicano sugli alberi. Ma Paul Sereno dell’Università di Chicago obietta che non si può descrivere il comportamento di un animale basandosi unicamente sugli artigli, anche se sono molto simili a quelli di parecchi Celurosauri.

Tuttavia, dopo l’analisi delle ossa di Archaeopteryx, si è potuto verificare che esse hanno lo stesso aspetto di quelle dei dinosauri. Quelle più usate a fini classificativi sono le ossa del cranio, le vertebre e quelle degli arti. In modo curioso il Mononychus, anche se non dotato di ali e di penne, rafforza la teoria di un legame tra uccelli e dinosauri. E questo perché ha alcune caratteristiche simili a quelle degli uccelli attuali non possedute dall’Archaeopteryx: chiglia sternale, ossa fuse in quel distretto equivalente al polso e dotato di un unico artiglio, indice di un adattamento al volo, zampe lunghe, un cranio che possedendo l'orbita connessa alla finestra infratemporale - condizione che in seno agli arcosauri è nota solo negli uccelli - ricorda appunto quello di un uccello. E l'anatomia del cingolo scapolare si oppone alle affermazioni di Heilmann, contraddetto anche dal successivo ritrovamento di Celurosauri dotati di clavicole. Per tutti questi motivi il Mononychus è un dato in più a favore della tesi secondo cui l’Archaeopteryx era di fatto un dinosauro dal quale probabilmente hanno preso origine gli uccelli.

Secondo Berini le ricerche sono appena all’inizio. Dal 1976 anche studiosi russi e polacchi continuano a trovare in Mongolia esemplari di Celurosauri con parecchie caratteristiche degli uccelli. Potrebbe essere la culla dove questi animali vissero in maggior quantità e nella quale si sono evoluti. Quest’ultima ipotesi farà enorme piacere all’amico australiano Plant che, se non viene colto da cecità isterica dovuta alla gioia, scorgerà senz’altro nelle sembianze del Mononychus quelle del suo Malese.

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[1] Olecrano è parola composta da vocaboli greci un po’ mozzi: ølénë, in latino ulna, prima ebbe il significato di gomito o cubito – cioè cubo – per poi assumere quello di braccio; craníon nel significato di testa, apice. In anatomia umana l’olecrano è una tuberosità abbastanza pronunciata dell’estremità prossimale dell’ulna facente parte dell’avambraccio e che è praticamente la sola responsabile delle dimensioni del gomito, in quanto il capitello radiale, che lo affianca, al suo confronto è ben poca cosa. In sintesi, il nostro dinosauro in questione potrebbe essere tradotto in Unghiaunica grossogomito, che magari gli serviva per dare gomitate a dritta e a manca. Anche nel pollo la situazione anatomica dell’olecrano ricalca quella umana, mentre la totalità del radio del pollo ha nei confronti della rispettiva ulna proporzioni nettamente inferiori a quelle possedute dal radio dell’uomo.