Conrad Gessner

Historiae animalium liber III qui est de Avium natura - 1555

De Gallina

trascrizione di Fernando Civardi - traduzione di Elio Corti

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De ovis [423] quorum albumen corruptum est, sicut humor in apostemate, unde et infoecunda et omnino foetida redduntur, Alberti verba recitavi supra[1]. Videntur autem eadem urina Aristotelis esse: quanquam is urinorum non albumen sed vitellum corruptum esse scribit. ¶ Si incubante gallina tonuit, ova pereunt, Aristot.[2] Si incubatu tonuerit, ova pereunt: et accipitris audita voce vitiantur. remedium contra tonitrum, clavus ferreus sub stramine ovorum positus, aut terra ex aratro, Plinius[3]. Tonitrua incubationis tempore ova concutiunt, unde illa corrumpuntur, et praecipue si iam in eis formati sunt pulli. sed aliarum avium ovis magis haec nocent, aliarum minus: corvorum maxime. itaque videntur corvi partu suo et incubitu tempus tonitrui praevenire, et pullos Martio educare, Albert. Tonitruis vitiantur ova, pullique semiformes interimuntur antequam toti partibus suis consummentur, Columella[4].

In precedenza ho riferito le parole di Alberto a proposito delle uova il cui albume è alterato come il liquido in un ascesso, per cui diventano infeconde ed estremamente fetide. Sembra che corrispondano a quelle piene di vento di Aristotele: anche se lui scrive che non è l'albume bensì il tuorlo a essere alterato in quelle piene di vento. ¶ Se ha tuonato mentre la gallina sta covando, le uova si rovinano, Aristotele. Se tuonerà durante l'incubazione, le uova si rovinano: e se hanno udito la voce del falco vanno a male. Un rimedio contro il tuono è rappresentato da un chiodo di ferro posto sotto la lettiera delle uova, oppure della terra presa dall'aratro, Plinio. I tuoni scuotono le uova nel periodo dell'incubazione, per cui vanno a male, e specialmente se in esse si sono già formati i pulcini. Ma queste cose nuocciono di più alle uova di alcuni uccelli, di meno a quelle di altri. Soprattutto a quelle dei corvi. Per cui sembra che i corvi prevengano il periodo dei tuoni attraverso la deposizione e la cova, e che allevino i pulcini in marzo, Alberto. Le uova vengono alterate dai tuoni, i pulcini in via di formazione vengono uccisi prima che si siano completati in tutte le loro parti, Columella.

¶ Incubatio et exclusio. De incubatione nonnihil superius scriptum est, et scribetur in E. copiose. Gallinae cum incubant, non cum peperint, furiunt, ratione inediae, Aristot. in Problem. 10.37. Ovis triduo incubatis puncti magnitudine apparent viscera, Aristot. Et rursus, Ova gallinarum tertia die ac nocte postquam coepere incubari, indicium praestare incipiunt. maiori quidem avium generi plus temporis praetereat necesse est, minori minus sufficit.[5] Schista[6] ova Plinius appellat tota lutea, quae triduo incubata tolluntur. Causa nominis, ut arbitror, quia dividantur, et discedat vitellus a candido, Hermolaus. In ovo primum apparet caput pulli, Galenus in Anatome vivorum. sed de formatione pulli in ovo plura superius scripta sunt.

Incubazione e schiusa. A proposito dell'incubazione si è scritto qualcosa in precedenza e se ne scriverà abbondantemente nel paragrafo E. Le galline quando covano, non dopo aver deposto un uovo, sono furiose a causa del digiuno, Aristotele in Problemata 10,37. Nelle uova incubate da tre giorni si rendono evidenti i visceri che hanno la grandezza di un punto, Aristotele. E ancora: Le uova delle galline cominciano a mostrare un segno dopo il terzo giorno e la terza notte da quando hanno cominciato a essere incubate. Negli uccelli di dimensioni maggiori è necessario che trascorra un periodo di tempo maggiore, in quelli più piccoli è sufficiente un tempo più breve. Plinio denomina uova schista - divise - quelle tutte gialle che vengono rimosse al terzo giorno d’incubazione. Mi pare che il motivo di questo nome stia nel fatto che si dividono e si separa il vitello dal bianco, Ermolao Barbaro. Nell'uovo appare per prima la testa del pulcino. Galeno in Administrationes anatomicae Libri I-IX. Ma sulla formazione del pulcino nell'uovo è stato scritto parecchio in precedenza.

¶ Excludunt celerius incubantes aestate, quam hyeme. ideo aestate gallinae duodevigesimo (undevigesimo, Plinius) die foetum excludunt: hyeme aliquando vigesimoquinto. Discrimen tamen et avium est, quod aliae magis aliis fungi officio incubandi possunt, Aristot.[7] Aestate locis calidis decimonono die exeunt ova, hyeme vicesimonono, Albertus. Caput pulli ad acumen ovi convertitur[8], et totum corpus ad residuum: et pullus nascitur supra pedes, sicut et caeteri pulli avium, Idem. Et rursus, Exit autem in partu prius pars latior, quae extrorsum in ave vertitur: posterius acuta, quae diaphragma respicit. quare etiam durior est eadem et ex calore nonnihil corrugata in ovis gallinarum. Exeunt ova a rotundissima sui parte, dum pariuntur, molli putamine, sed protinus durescente, quibuscunque emergunt portionibus, Plinius[9].

¶ Schiudono più in fretta se le covano in estate anziché in inverno. Pertanto in estate le galline fanno schiudere il feto al 18° giorno (19°, Plinio): in inverno talora al 25°. Del resto esiste anche una differenza tra gli uccelli, in quanto alcuni possono assolvere al compito di covare meglio di altri, Aristotele. In estate nelle località calde le uova schiudono al 19° giorno, in inverno al 29°, Alberto. La testa del pulcino si dirige verso la parte acuminata – no! verso la parte ottusa - dell'uovo e tutto il resto del corpo verso lo spazio rimanente: e il pulcino nasce appoggiandosi sui piedi, come anche gli altri pulcini degli uccelli, sempre Alberto. E ancora: Durante la deposizione fuoriesce per prima la parte più larga dell'uovo, che all'interno dell'uccello si gira verso l'esterno: per ultima esce la parte acuminata, che è diretta verso il diaframma. Motivo per cui è anche la parte più dura e nelle uova delle galline è abbastanza corrugata a causa del calore. Le uova mentre vengono deposte escono presentando la loro porzione più arrotondata, col guscio molle, ma che rapidamente si indurisce con qualunque parte fuoriescano, Plinio.

D.

D

Gallinae cum mares vicerint, cucur<r>iunt, et exemplo marium tentant superventu coire. crista etiam caudaque erigitur, ita, ne facile praeterea sit, an foeminae sint cognoscere. nonnunquam etiam calcaria parva iis enascuntur, Aristot.[10] ¶ Villaribus gallinis et religio inest. inhorrescunt {a}edito ovo, excutiuntque sese, et circumactu purificant, et festuca aliqua sese et ova lustrant, Plin.[11] De hoc gallinarum pericarphismo, plura leges in C. Ὡς δ’ὄρνις ἀπτῇσι {νεοοσοῖσι} <νεοσσοῖσι> προφέρῃσι | Μάστακ’, ἐπεί< >κε λάβῃσι. κακῶς δ’ἄρα οἱ πέλει αὐτῇ, Achilles Iliad. ι.[12] suos quos pro Graecis subierat labores et pericula prae nimia in eos benevolentia, conferens matricis avis (gallinae nimirum per excellentiam) in pullos affectui, quos illa dum pascit, et cibos subinde collectos ore porrigit, se suamque famem negligit. Citat haec verba Plutarchus in libro de amore parentum erga prolem[13]. Ubi haec etiam eius verba leguntur, {ὅτι} <ὥσπερ> ἡ Ὁμηρικὴ ὄρνις τῷ ἑαυτῆς τρέφει λιμῷ τὰ ἔγγονα καὶ τὴν τροφὴν τῆς γαστρὸς ἁπτομένην, ἀποκρατεῖ καὶ πιέζει τῷ στόματι, μὴ λάθῃ καταπιοῦσα. Gyb. Longolius sic transtulit, Homerica avis sua fame parvulos natos pascit: et nutrimentum quod ventri suo destinaverat, ore retinet, ne eo in ventrem delapso in oblivionem ipsa adducatur. Sed lector {consyderabit} <considerabit>, an sic potius reddi debeant verba posteriora: Ventris sui alimentum ore tenens, abstinet tamen, et ne forte nolens etiam deglutiat, mordicus premit.

Le galline, allorché hanno avuto la meglio sui maschi, fanno chicchirichì e sull'esempio dei maschi tentano di accoppiarsi montando. Si drizza anche la cresta così come la coda, cosicché poi non è facile riconoscere se siano femmine. Talvolta spuntano loro anche dei piccoli speroni, Aristotele. ¶ Nelle galline di fattoria esiste pure una ritualità. Arruffano le piume dopo aver deposto l'uovo e si scrollano e si purificano andando in tondo, e purificano se stesse e le uova con una festuca, Plinio. Su questo  perikarphismós - il coprirsi di paglia – leggerai parecchie cose nel paragrafo C. Ηøs d’órnis aptêisi neossoîsi prophérëisi | Mástak’, epeíke lábëisi. kakôs d’ára oi pélei autêi - Come infatti la gallina offre ai pulcini implumi | il cibo dopo averlo procurato, per lei stessa rappresenta un danno, Achille in Iliade canto IX. Le sue fatiche e i pericoli cui era andato incontro a favore dei Greci a causa di un eccessivo amore nei loro  confronti, riferendosi all'affetto dell'uccello madre (che ovviamente è rappresentato per eccellenza dalla gallina) nei confronti dei pulcini, che mentre li fa pascolare e porge con la bocca i cibi appena raccolti trascura se stessa e la sua fame. Plutarco cita queste parole nel libro L'amore dei genitori verso la prole. Nel quale si leggono anche queste sue parole: høsper hë Homërikë órnis tøi heautês tréphei limøi tà éggona kaì tën trophën tês gastròs haptoménën, apokrateî kaì piézei tôi stómati, më láthëi katapioûsa. – come l'uccello omerico nutre i suoi piccoli a prezzo della propria fame e impedisce al nutrimento di raggiungere il suo stomaco, lo stringe nel suo becco per la paura di inghiottirlo a sua insaputa. Gisbert Longolius ha tradotto nel modo seguente: L’uccello omerico nutre i suoi piccoli nati con la sua fame, e il nutrimento che aveva destinato al suo ventre lo trattiene con la bocca, affinché scivolato nel ventre non venga indotto lui stesso a dimenticarsene. Ma il lettore valuterà se le ultime parole non debbano piuttosto suonare in questo modo: Trattenendo con la bocca l'alimento destinato al suo ventre, tuttavia se ne astiene e lo ghermisce in modo ostinato affinché magari involontariamente non lo deglutisca.

Et paulo post[14] in eodem libro: Quid vero gallinae, (inquit Plutarchus,) quas observari nostris oculis quotidie domi conspicamur, quanta cura et sedulitate pullos custodiunt et gubernant: aliis alas, quas subeant, remittunt: aliis dorsum, ut scandant, reclinant. neque ulla pars corporis est, qua non fovere illos, si possent, cupiant: neque id sine gaudio et alacritate, quod et vocis sono testari videntur. Canes et angues (κυνέας καὶ δρακοντίας, forte κίρκους καὶ δράκοντας) cum de se agitur, sibique solis metuunt, fugiunt tum quidem. si vero pullorum agmini ab his periculum verentur, vindicare illud ab iniuria nituntur, et supra quam vires patiuntur saepe dimicant.

E poco più avanti nello stesso libro Plutarco dice: Ma cosa dobbiamo dire della gallina, che a casa nostra ci troviamo ad osservare tutti i giorni coi nostri occhi con quanta cura e sollecitudine custodiscono e guidano i pulcini: per alcuni abbassano le ali sotto le quali possano andare: per altri piegano all’indietro il dorso affinché possano montarci sopra. E non esiste nessuna parte del corpo con cui non desiderino proteggerli se possibile: e ciò lo fanno non senza gioia ed entusiasmo, e sembra che ne diano testimonianza anche con il suono della voce. Quando si tratta di loro e hanno paura solo per se stesse, solo allora evitano i cani e i serpenti (kynéas - i cani - kaì drakontías – e i serpentelli, forse kírkous - i falchi - kaì drákontas – e i draghi, i serpenti). Ma se temono che da essi possa derivare un pericolo per la frotta dei pulcini, ce la mettono tutta per vendicarla dell’affronto, e spesso lottano al di là di quanto le forze lo permettono.

Gallinae avesque reliquae, sicut Cicero ait[15], et quietum requirunt ad pariendum locum, et cubilia sibi nidosque construunt, eosque quam possunt mollissime substernunt, ut quam facillime ova serventur. ex ovis pullos cum excluserunt, ita tuentur, ut et pennis foveant, ne frigore laedantur: et si est calor a Sole, se opponant. Cum autem pulli pennulis uti possunt, tum volatus eorum matres prosequuntur, Gillius. Super omnia est anatum ovis subditis atque exclusis, admiratio primo non plane agnoscentis foetum: mox incertos incubitus solicite convocantis: postremo lamenta circa piscinae stagna, mergentibus se pullis natura duce, Plin.[16] Exeuntes pullos gallina sub alas congregat, defenditque eos a milvo et aliis periculis, Albert. Gallina supra modum diligit foetum suae speciei, adeo ut prae voce nimis acuta qua suum in pullos amorem testatur, aegrescat. Ova quidem quae incubat, unde sint non curat, circa alienum etiam partum solicita. Idem. Gallina ardet studio et amore pullorum: primum enim ut circum avem rapacem supra tectum gyros agere cognoscit, statim vehementer vociferatur, et cervicem iactans, atque in gyrum contorquens, caput in altum tollit, ac omnibus plumis inhorrescit, tum explicatis alis timidos pullos, et sub alato tegmine pipientes protegit, avemque procacem retrocedere cogit: Deinde eos ex [424] latibulo plumeo prodeuntes studiose pascit, Gillius[17].

Come dice Cicerone, le galline e gli altri uccelli vanno anche alla ricerca di un luogo tranquillo per deporre le uova, e si costruiscono dei giacigli e dei nidi, e li ricoprono nel modo più soffice possibile, affinché le uova si preservino nel modo più facile possibile: in modo che i pulcini quando sono usciti dalle uova vengano protetti in modo tale scaldarli anche con le penne per non essere lesi dal freddo: e se fa caldo, in modo da frapporsi al sole. Infatti quando i pulcini possono servirsi delle loro piccole piume, allora le madri li accompagnano nei loro voli, Pierre Gilles. Al di sopra di ogni altra cosa è il fatto straordinario di quando le uova di anatra sono state messe a covare e a schiudere sotto una gallina, la quale dapprima non riconosce affatto il pulcino: quindi lo starci coricata sopra in modo incerto e chiamandolo affannosamente: infine i suoi lamenti intorno allo specchio d'acqua in cui i pulcini stanno nuotando sotto la guida della natura, Plinio. La gallina raccoglie sotto le ali i pulcini che stanno uscendo dall'uovo e li difende dal nibbio e dagli altri pericoli, Alberto. La gallina ama in modo esagerato il feto della sua specie, al punto di ammalarsi a causa della voce estremamente acuta con cui attesta il suo amore nei confronti dei pulcini. Infatti non si cura da dove provengono le uova che sta incubando, essendo premurosa anche nei confronti del parto di altre femmine, ancora Alberto. La gallina arde di cura e amore per i pulcini: innanzitutto è ben conscia di come compiere dei volteggi attorno a un uccello rapace che sta al di sopra del suo rifugio, quindi si mette subito a gridare in modo assordante e allungando il collo e contorcendosi tutta alza la testa e si arruffa con tutte le piume, quindi, dispiegate le ali, protegge sotto la protezione alata i timidi pulcini che stanno pigolando, e costringe l'uccello insolente a retrocedere: quindi li fa pascolare con cura mentre stanno uscendo da sotto il nascondiglio di piume, Pierre Gilles.


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[1] A pagina 420: Albumine autem corrupto nihil omnino per incubationem formatur, sed ovum totum turbatur et corrumpitur, sicut corrumpitur humor (sanies) in apostemate, quamobrem perquam foetida redduntur talia ova. (Haec esse conijcio quae Aristoteles et alii urina vocant, de quibus infra copiosius scribetur. nostri putrida ova, sule eyer. quanquam Aristoteles urina non albumine, sed vitello corrupto fieri ait).

[2] Historia animalium VI,2 560a: Del resto gli uccelli differiscono tra loro anche per la maggiore o minore attitudine alla cova. Se tuona durante la cova, le uova si rovinano. (traduzione di Mario Vegetti)

[3] Naturalis historia X,152: Si incubitu tonuit, ova pereunt; et accipitris audita voce vitiantur. Remedium contra tonitrus clavus ferreus sub stramine ovorum positus aut terra ex aratro.

[4] De re rustica VIII,5,12: Plurimi etiam infra cubilium stramenta graminis aliquid et ramulos lauri nec minus alii capita cum clavis ferreis subiciunt. Quae cuncta remedio creduntur esse adversus tonitrua, quibus vitiantur ova pullique semiformes interimuntur, antequam toti partibus suis consummentur.

[5] Historia animalium VI,3 561a: Nelle galline, dunque, un primo segno compare dopo tre giorni e tre notti; negli uccelli più grandi di queste occorre più tempo, in quelli più piccoli meno. (traduzione di Mario Vegetti)

[6] Siccome incorreremo nel latino sitista di Plinio, premettiamo che l'aggettivo greco σιτιστός riferito agli animali significa ben nutrito, ingrassato; deriva dal verbo σιτίζω che significa nutrire. - La trasformazione di sitista in schista è dovuta a Ermolao Barbaro Castigationes Plinianae: ex libro vigesimonono ex capite iii: fiunt et tota lutea quae vocant sitista: Alii codices habent Sicista. Ipsum legendum fere arbitror Schista: quoniam ab incubatu exempta quasi dividantur et discedat vitellus a candido. Nam & luteum & candidum dicit Aristoteles de animalium generatione tertio, membranis inter sese distingu<u>ntur: & incubante ave concoquenteque animal ex alba parte ovi secernitur, augetur ex reliqua. – I nostri testi riportano abitualmente sitista, come risulta dal seguente brano della Naturalis historia XXIX, 45: Utilia sunt et cervicis doloribus cum anserino adipe, sedis etiam vitiis indurata igni, ut calore quoque prosint, et condylomatis cum rosaceo; item ambustis durata in aqua, mox in pruna putaminibus exustis, tum lutea ex rosaceo inlinuntur. Fiunt et tota lutea, quae vocant sitista, cum triduo incubita tolluntur. Stomachum dissolutum confirmant pulli ovorum cum gallae dimidio ita, ne ante II horas alius cibus sumatur. Dant et dysintericis pullos in ipso ovo decoctos admixta vini austeri hemina et pari modo olei polentaeque. - Nella Naturalis historia Plinio usa schistos per indicare un minerale in xxix,124, xxxiii,84 e in xxxvi,144,145 e 147. L’aggettivo schistos,-a,-on significa fissile, cioè che si può fendere, che si può dividere facilmente, derivato dal greco schízø = scindo, divido; viene usato da Plinio in xxx,74, in xxxi,79 e in xxxiii,88 riferito all’allume. Il sostantivo maschile schistos significa limonite, minerale ferroso che nella varietà pulverulenta, nota con il nome di ocra gialla, viene usata come pigmento colorante (terra di Siena). Ma Plinio usa l’aggettivo schistos per indicare anche una cipolla che, come lo scalogno - Allium ascalonicum -, possiede un bulbo composto da bulbilli aggregati i quali possono essere separati e quindi usati uno a uno per riprodurre la pianta, come accade per l’aglio comune o Allium sativum. Ecco il brano di Plinio in cui parla della cipolla di Ascalona e della cipolla schista in Naturalis historia xix: [101] Alium cepasque inter deos in iureiurando habet Aegyptus. Cepae genera apud Graecos Sarda, Samothracia, Alsidena, setania, schista, Ascalonia, ab oppido Iudaeae nominata. Omnibus etiam odor lacrimosus et praecipue Cypriis, minime Cnidiis. Omnibus corpus totum pingui tunicarum cartilagine. [102] E cunctis setania minima, excepta Tusculana, sed dulcis. Schista autem et Ascalonia condiuntur. Schistam hieme cum coma sua relincunt, vere folia detrahunt, et alia subnascuntur iisdem divisuris, unde et nomen. Hoc exemplo reliquis quoque generibus detrahi iubent, ut in capita crescant potius quam in semen. - Plinio usa schistos anche per indicare un modo di preparare il latte in xxviii,126: Medici speciem unam addidere lactis generibus, quod schiston appellavere. Id fit hoc modo: fictili novo fervet, caprinum maxime, ramisque ficulneis recentibus miscetur additis totidem cyathis mulsi, quot sint heminae lactis. Cum fervet, ne circumfundatur, praestat dyathus argenteus cum frigida aqua demissus ita, ne quid infundat. Ablatum deinde igni refrigeratione dividitur et discedit serum a lacte. - Insomma: com'era prevedibile, nessuna traccia in Naturalis historia delle uova schista citate da Aldrovandi in quanto furono ideate da Ermolao Barbaro. Anche Conrad Gessner riporta le uova schista come notizia dovuta a Plinio pag. 420: Fiunt et tota lutea quae vocant schista, cum triduo incubata tolluntur, Plin. - Viene da pensare che a pagina 420 anche Gessner abbia fatto affidamento sulla castigatio di Ermolao Barbaro.

[7] Historia animalium VI,2 559b-560a: Le uova covate d’estate si schiudono più rapidamente che in inverno: infatti d’estate le galline le fanno schiudere [560a] in diciotto giorni, mentre d’inverno ne occorrono loro talvolta anche venticinque. Del resto gli uccelli differiscono tra loro anche per la maggiore o minore attitudine alla cova. Se tuona durante la cova, le uova si rovinano. (traduzione di Mario Vegetti)

[8] Questo è un grave errore di Alberto. La testa del pulcino è diretta verso la parte ottusa dell'uovo, dove c'è la camera d'aria. Vedi il lessico alla voce Embrione di pollo.

[9] Naturalis historia X,145: Avium ova ex calore fragilia, serpentium ex frigore lenta, piscium ex liquore mollia. Aquatilium rotunda, reliqua fere fastigio cacuminata. Exeunt a rotundissima sui parte, dum pariuntur, molli putamine, sed protinus durescente quibuscumque emergunt portionibus. Quae oblonga sint ova, gratioris saporis putat Horatius Flaccus. Feminam edunt quae rotundiora gignuntur, reliqua marem. Umbilicus ovis a cacumine inest, ceu gutta eminens in putamine.

[10] La notizia sul comportamento delle galline quando hanno sconfitto un maschio proviene da Aristotele Historia animalium IX 631b 8.

[11] Naturalis historia X,116: Villaribus gallinis et religio inest. Inhorrescunt edito ovo excutiuntque sese et circumactae purificant aut festuca aliqua sese et ova lustrant. - Aristotele Historia animalium VI,2, 560b 7-11: In generale, le femmine degli uccelli si consumano e si ammalano se non covano. Dopo l’accoppiamento esse arruffano le piume e si scuotono, e spesso gettano festuche tutto attorno (la stessa cosa fanno talvolta anche dopo la posa), mentre le colombe trascinano al suolo la coda e le oche si tuffano in acqua. (traduzione di Mario Vegetti)

[12] Iliade IX,323-24: Come ai pulcini il cibo portare un aligero suole, | quand’ei l’abbia trovato, che nulla per lui ne rimane. (traduzione di Ettore Romagnoli)

[13] In Italia, di Plutarco, è edito da D’Auria L’amore fraterno e l’amore per i figli (a cura di A. Postiglione). Aldrovandi dà come fonte il De amore parent. erga liberos che corrisponde a Moralia 494D = cap. 2 p. 494D. Plutarco non ha ὅτι ma ὥσπερ.

[14] Moralia cap. 2, 494E-F-495A. Il testo greco è più semplice; si tratta piuttosto di una parafrasi. (Roberto Ricciardi)

[15] De natura deorum II 129-130: Iam gallinae avesque reliquae et quietum requirunt ad pariendum locum et cubilia sibi nidosque construunt eosque quam possunt mollissume substernunt, ut quam facillume ova serventur; e quibus pullos cum excuderunt, ita tuentur, ut et pinnis foveant, ne frigore laedantur, et, si est calor a sole, se opponant; cum autem pulli pinnulis uti possunt, tum volatus eorum matres prosequuntur, reliqua cura liberantur. [130] Accedit etiam ad nonnullorum animantium et earum rerum, quas terra gignit, conservationem et salutem hominum etiam sollertia et diligentia. Nam multae et pecudes et stirpes sunt, quae sine procuratione hominum salvae esse non possunt.

[16] Naturalia historia X,155: Traditur quaedam ars gallinarii cuiusdam dicentis, quod ex quaque esset. Narrantur et mortua gallina mariti earum visi succedentes in vicem et reliqua fetae more facientes abstinentesque se cantu. Super omnia est anatum ovis subditis atque exclusis admiratio prima non plane agnoscentis fetum, mox incerti singultus sollicite convocantis, postremo lamenta circa piscinae stagna mergentibus se pullis natura dulce. – Initile correggere le varie versioni di Plinio che ci sono state tramandate.

[17] Il brano di Pierre Gilles è tratto da liber XIV caput XXXIII - De Gallina - di Ex Aeliani historia per Petrum Gyllium latini facti: itemque ex Porphyrio, Heliodoro, Oppiano, tum eodem Gyllio luculentis accessionibus aucti libri XVI, de vi et natura animalium (Lugduni, apud Seb. Gryphium, 1533).